Finanziere Vincenzo IORIO

Vincenzo nacque a Paduli il 6 luglio 1892 ed era figlio di Salvatore e Raffaella Truglia. Si arruolò nella Regia Guardia di Finanza il 15 febbraio del 1911 e prestò servizio nella Legione Allievi di Roma fino al 14 febbraio 1914 quando fu congedato per fine ferma triennale. Richiamato in servizio il 4 dicembre del 1914 fu prima inviato per un corso di addestramento al Battaglione allievi di Maddaloni (CE) e successivamente in forza al 20° Battaglione mobilitato per poi essere inviato a prestare servizio sul Sile.
Vincenzo, raggiunse la zona di guerra il 23 maggio 1915 ma pochi giorni dopo il suo arrivo, il 4 giugno 1916, nello svolgere un turno di vigilanza armata, fu trovato ubriaco dai suoi superiori gerarchici.
Fu subito imprigionato ed il 24 giugno, il Tribunale Militare di Tolmezzo lo condannò a 4 mesi di reclusione.

Non sconterà mai la pena ma questo accaduto, lo porterà pochi mesi dopo, ad essere espulso dal Regio Corpo della Guardia di Finanza ed inviato a prestare servizio al fronte nel Reparto Mitraglieri Fiat. Qui, troverà la morte in battaglia il 24 maggio 1917.

E’ Stato insignito della Medaglia Commemorativa della Guerra 1915-1918 e delle Campagne di Guerra del 1916 e 1917.

Nella storia personale di questo ragazzo padulese c’è un forte dispiacere ed emotivamente mi tocca moltissimo. Nella sua estrema sfortuna, la sua fortuna è stata quella di non subire la legge militare tanto esaltata dal Generale Luigi Cadorna.

Infatti, sin dall’inizio della guerra, il Generale, aveva ordinato la massima severità per il mantenimento della disciplina e il rispetto dell’autorità. Migliaia di uomini furono puniti e processati sommariamente ed anche condannati a morte.

I soldati che si rifiutavano di uscire dalle trincee durante un assalto potevano essere colpiti alle spalle dai plotoni di Carabinieri. Qualsiasi lettera scritta dai soldati non poteva contenere informazioni diverse da quelle pubblicate dai giornali italiani e doveva trasmettere entusiasmo per la guerra. Chi non rispettava queste indicazioni rischiava la condanna al carcere militare. L’aspetto più tragico e crudele furono però le condanne a morte a carico dei soldati. È stato calcolato che tra l’ottobre del 1915 e l’ottobre del 1917 furono eseguite circa 140 esecuzioni capitali dovute ai motivi più disparati.
Un soldato poteva essere fucilato per essere ritornato in ritardo dopo una licenza oppure per essere stato sorpreso a riferire o scrivere una frase ingiuriosa contro un suo superiore. Stessa sorte venne prevista per tutti quegli ufficiali che, anche per un solo momento, avessero dubitato della tattica imposta dal Comando Supremo.

La “Grande Guerra” ha lasciato tanto strazio e dolore sia per le perdite di ragazzi uccisi dal nemico sia per le perdite di ragazzi uccisi dal fuoco amico.

Che questo non accada mai più!

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