In ricordo di Padre Erminio Colella da Vallata, una vita vissuta a Paduli in odor di santità!

Ha vissuto gran parte della sua vita nell’antico Convento Francescano di Paduli.

Era nato a Napoli il 18 ottobre 1823 da Nicola e Maria Paletta.
Il papà Nicola era un affermato medico originario di Vallata. Nicola non ebbe una lunga vita e a causa di una malattia morì quando Ernesto, che sarebbe diventato poi Padre Erminio, era ancora adolescente.

La famiglia ritornò a vivere a Vallata e qui Ernesto iniziò il cammino verso Dio. La sua vocazione fu sempre più presente tanto che decise di diventare frate francescano.

A 19 anni, nel 1842 entrò nel Convento di Ariano Irpino ed il 21 novembre 1844 prese il nome di Fra Erminio da Vallata. Fu consacrato Sacerdote a 25 anni, il 5 marzo 1848.

Dopo qualche mese giunse nel Convento Francescano di Paduli. In una rivista storica dell’Ordine Francescano così Padre Erminio veniva ricordato da un suo discepolo:

“Come era stato modello di osservanza ai suo compagni di chiericato, lo fu sempre meglio da sacerdote, nelle comunità che i superiori lo destinarono. Fervido nella devozione, lo si vedeva lungamente meditare e pregare, gustando con dolcezza di asceta ogni orazione, che le sue labbra pronunziavano. Era amante della ritiratezza; nella cella, tra la lettura della sacra scrittura e dei migliori mistici, si sentiva veramente vicino al cielo. Se ne allontanava per adempiere ai suoi doveri religiosi o per ufficio del ministero sacerdotale. L’orto ed il bosco del convento gli serviva per onesta ricreazione, durante la quale coltivava fiori per il Santissimo Sacramento, piantava alberelli, ricuciva siepi o zappava i grani di fresco germogliati”.

Chi seguì le sue orme fu Padre Ludovico Ventura, che pochi anni dopo la sua morte, nel ricordarlo ai frati novizi, lo descriveva con queste parole:

“Non v’era arte nei suoi discorsi ma c’era l’anima innamorata di Dio. Ognuno lo ascoltava come se parlasse particolarmente e direttamente a lui, tanta era l’immediatezza del suo linguaggio. Che poi, più che essere suo, era il linguaggio dei Libri Santi e dei Padri della Chiesa. Il suo pensiero si snodava ricamato felicemente in continuo intreccio di sentenze, immagini e fatti scritturistici”.

Poco dopo l’unione degli Stati preunitari nel Regno d’Italia, tantissimi conventi furono soppressi e Padre Erminio, con l’autorità della vita zelante e santa, divenne ben presto il riferimento di tanti religiosi che si ritirarono a vivere nel convento di Paduli. A lui viene riconosciuto il merito di essere stato il “Restauratore del francescanesimo nel Sannio e nell’Irpinia”.

Contro la sua volontà, nel 1889 divenne Ministro Provinciale ed in quella occasione scrisse queste parole nel suo diario:

“Ho speranza che il Signore vorrà aiutarci e permettere che questa nostra provincia emerga a novella vita. Sento il dovere di adoperare tutte le forze, affinché risorga riformata allo spirito di stretta osservanza.”

Le prime azioni che da Ministro intraprese fu quella di aprire ai novizi il convento di Casalbore e ben presto il Chiericato di Paduli ebbe un considerevole aumento di vocazioni.
Formò i nuovi laici e fu abile insegnante della vita francescana tanto che il Padre Generale dell’Ordine Francescano compiaciuto delle virtù umane di Padre Erminio, continuamente lo pregava di continuare con la sua opera di proselitismo. Nel 1895 fu riconfermato Ministro Provinciale e immediatamente si rimise a lavoro per continuare a formare i giovani alla vita comune.

In questo periodo la sua azione fu più intensa e significativa tanto che tanti nuovi centri di aggregazioni nascevano a Montecalvo, San Bartolomeo in Galdo, S. Martino Valle Caudina, Castel Baronia, Circello. Tanti giovani erano affascinati dalle sue doti umane.

Il fondamento della sua operosità fu la sua vita interiore, percorsa da un grande amore per Dio che si esprimeva nell’amore degli altri.

Alle popolazioni Sannito-Irpine dedicava la promozione umana e cristiana, era predicatore, confessore ed asceta. Viveva nello spirito della povertà serafica, con se stesso fu tanto austero, tanto da digiunare con pane ed acqua più volte la settimana.

Morì il 14 febbraio 1904 in quella cella che era stata testimone di tutte le sue virtù.

I resti mortali di Padre Erminio per volere dei suoi discepoli furono tumulati nel cimitero di Paduli e pochi anni dopo furono esumati e ancora oggi sono conservati nella parte destra della chiesa del Convento Francescano di Paduli.

Non sono certo che l’immagine del frate sia di Padre Erminio Colella o di Padre Ludovico Ventura, sono certo però del fatto che nel Convento Francescano di Paduli, sono conservate le spoglie di un frate che è stato ad un passo dal diventare santo.

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto

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